Giovedì 16 Novembre 2006

BEAUTY HAS A TASTE

Continuiamo il nostro viaggio nelle aziende italiane che funzionano

 

 

ITALIANS DO IT BETTER  “Ogni nostra creazione esprime il nostro spirito d’eccellenza” Voi ci credete? Eppure è proprio così che amiamo definirci:Spavaldi, creativi, meravigliosamente italiani.Con poche parole introduttive, vi dono il passe-partout del successo, La chiave del Made in Italy. 

  Andrea Illy, è l’attuale A.D. della Illycaffè, società di matrice triestina, che mosse i primi passi negli anni trenta. L’azienda,che oggi può definirsi come uno dei più grandi colossi della qualità applicata al prodotto, segue un percorso strettamente connesso alla vita della famiglia; Francesco prima e Ernesto poi, hanno sapientemente condotto la loro piccola realtà industriale per più di mezzo secolo giungendo agli albori del nuovo millennio a costituire una delle Aziende più rappresentative del made in italy.A metà degli anni novanta, esportava in 12 paesi per un quinto del suo fatturato, ora, raggiunge 144 paesi per il 52% dei ricavi aziendali…Un vero e proprio fenomeno.Ma Andrea, si dice convinto di essere soltanto all’inizio, benché la sua azienda abbia in poco più di 10 anni quadruplicato le proprie dimensioni diventando un marchio globale.Il segreto? Beh, a cominciare dalla sontuosa ricetta che rende la “nera bevanda “ non più un prodotto generico, attraverso un eccellente lavoro nel creare l'interesse dei consumatori per il caffè, specialmente il caffè di qualità, inoltre, l'avvicinamento progressivo alla perfezione in ogni tazzina e, soprattutto, l'ossessione per l'innovazione tecnologica.“Se ci fosse solo Armani, non ci sarebbe un'industria italiana della moda. La presenza di stilisti in concorrenza ha creato un' industria, e lo stesso Armani è più grande" dichiara Andrea nell’ultima intervista al “The Economist”, ed è forse proprio questo il punto focale del nostro discorso. la tendenza del mercato verso una massificazione del lusso, "una tendenza globale che lascerebbe presagire un boom nel numero di persone interessate all'acquisto di un caffè di qualità, anche se costoso, e che sarebbe rafforzata da notizie sui benefici del caffè trasformando l'aspetto della salute, da un rischio ad un'opportunità.Se ancora siete convinti quindi che la bellezza non abbia un sapore, beh signori miei vi sbagliate di grosso, e per dimostrarvelo la Illycaffè si è preso la libertà di invitarvi alla mostra-evento ospitata in questi giorni nelle sale del Time Warner Center di New York, "un viaggio dei sensi" come è presentata dallo stesso numero uno dell’azienda, oppure di accompagnarvi nelle aule dell'Università del caffè di Trieste, istituita a Shanghai con l’obiettivo di accrescere e diffondere nel mondo  la conoscenza del caffè italiano.“Noi, non spostiamo la produzione, ma trasferiamo le conoscenze utili ad apprezzare il prodotto italiano: ‘delocalizziamo’ cultura in pratica”.

Daniele Savina (ns collaboratore)

Posted by Patrizio at 22:46:52 | Permanent Link | Comments (0) |

Lunedì 13 Novembre 2006

Quando il made in Italy funziona

Ho la voglia di fare una piccola serie di articoli sulle imprese italiane che meglio stanno operando e che portano in alto il made in Italy.

Parto infatti dalla Piaggio.

La Piaggio società leader nel settore delle due ruote in Italia, sta a veloci passi conquistando una importantissima posizione sul mercato mondiale. Infatti grazie ad una politica basata fortemente sull'innovazione e sulla messa sul mercato di rivoluzionari prodotti, uno su tutti il nuovo "mp3 piaggio" cioè il "motorino" a 3 ruote di una manegevolezza,versatilità,comodità, sicurezza ed eleganza incomparabili, il loro utile netto nei primi 9 mesi del 2006 è aumentato del 20,4% portandosi a 77,6 milioni di euro con un risultato operativo di 118,5 milioni +13,5 % e dato importante diminuisce l'indebitamento netto da 326 milioni a 295 grazie al buon andamento della gestione operativa e  del suo cash flow e grazie anche all'aumento di capitale.

Oltre questi dati numerici peraltro molto importanti dobbiamo notare come il gruppo sia in grande sviluppo. Come abbiamo già detto i numerosi nuovi prodotti sul mercato , ma anche la creazione di un nuovo stabilimento in India (in prospettiva potrebbe rivelarsi geniale visto lo sviluppo del mercato cinese e il suo traffico!!) e il continuo progresso sul mercato americano (cosa davvero ammirevole per una casa a 2 ruote) con un 60% in più rispetto ai primi 9 mesi del 2005.

Ho scritto questo articoletto (e ne seguiranno altri dello stesso tipo: es la Illy Caffè) per mettere in evidenza come belle società italiane che sono attente allo sviluppo, alla ricerca dell 'eccellenza (senza esagerare e cadere in un effimero narcisismo) e con una competitività crescente riescono a sfruttare al meglio il capitale italiano fatto di uomini, idee, lusso, stile, eleganza, qualità irragiungibile e ...fascino.

P.s. purtroppo solo in poche lo sanno sfruttare e ancora in meno capiscono quale sia davvero la forza italiana.

P.s. L' mp3 piaggio è davvero splendido!!Andatelo a vedere!!

 

Posted by Patrizio at 23:13:30 | Permanent Link | Comments (0) |

Martedì 07 Novembre 2006

Risolti i vari problemi

Risolti i vari problemi tecnici e da domani il blog tornerà ad attività piena. In questo periodo sono stato molto impegnato con l'università e mi ci è voluto più del previsto per risolvere ogni tipo di "conflitto"(in gergo informatico) tra il mio blog e il sito che offre il servizio, visto anche che ce ne sono stati più di uno...

Scusandomi e augurandovi future buone letture

Patrizio

Posted by Patrizio at 21:18:22 | Permanent Link | Comments (0) |

Sabato 28 Ottobre 2006

Informazione

Mi scuso con tutti per non esser riuscito ad aggiornare il blog ma ho avuto una serie di problemi con alcuni limiti di spazio posti dal sito che mi concede la pagina del blog. Praticamente questo mese ho superato i limiti per troppe immagini e troppe parole inserite. Cercheremo dal prossimo mese di far si che questi limiti non siano superati, magari postando meno immagini. Mi scuso per l'inconveniente. Noto però che il blog è visitato e questo mi fa enorme piacere, anche da nuovi utenti come Guido e Giulio che saluto e che hanno fatto una disamina completa e complementare sugli aspetti sociali della Finanziaria.

Saluti

Posted by Patrizio at 12:32:15 | Permanent Link | Comments (0) |

Venerdì 20 Ottobre 2006

Finanziaria: TFR

Con la quota limite di 50 addetti affinchèil Tfr non sia forzatamente trasferito all'Inps, soltanto lo 0,5 % delle imprese sarà costretta a cederlo. Infatti il 99,5% delle imprese italiane ha meno di 50 dipendenti e quindi potrà continuare ad utilizzare questa risorsa di investimento. Con questa soglia le medie e piccole imprese non saranno toccate dalla riforma e non ci saranno le problematiche conseguenze immaginate da molti.

Effettivamente questa soluzione è ben ponderata in riferimento a come si è affrontata la questione Tfr. Infatti in ogni caso il Tfr non sarebbe andato a costruire forme di previdenza complementare poichè non sarebbe , ad esempio,  confluito nei fondi pensione e conseguentemente non avrebbe creato un effetto  compensatorio per le imprese. Spieghiamo più analiticamente il fenomeno: Ipotizziamo che il Tfr fosse andato nei fondi pensione, i fondi pensione a loro volta avrebbero investito sul mercato e quindi avrebbero dato risorse all'economia. Di conseguenza sebbene il Tfr fosse uscito dall'impresa in qualche modo questo avrebbe creato un effetto benefico sull'economia in generale e sull'impresa stessa. Ipotizziamo invece ora che il Tfr fosse traferito (come avverrà per le grandi imprese) direttamente all'Inps, a questo punto questa somma è immobilizzata e non ricircola e quindi il sacrificio dell'impresa in termini di Tfr non viene ripagato in alcun modo. Ecco perchè è più ragionevole, nell'ipotesi di passaggio diretto all'inps, far si che il Tfr rimanga nelle casse aziendali almeno per la maggior parte. Se cambiasse la mentalità, con una propensione più accentuata a forme di previdenza complementare, si dovrebbe ridiscutere tutto l'impianto.

Sperando di essere stato chiaro vi auguro buona serata.

Posted by Patrizio at 22:04:17 | Permanent Link | Comments (0) |

Mercoledì 18 Ottobre 2006

BNL BNP PARIBAS

Inizio questo breve articolo, ispirato dal fatto che quest' oggi mi è arrivato l'estratto conto della banca, con il descrivere il mio piacere nel vedere sulla busta non più il classico simbolo della Bnl (poi aperta la busta il mio piacere è finito....) , ma il nuovo simbolo creato dopo l' entrata nel gruppo Bnp Paribas (purtroppo non sono riuscito a prendere l'immagine in ogni caso potete vederlo su: www.bnl.it in alto a sinistra)cioè una specie di fusione tra quello del gruppo Parigino e di quello Italiano.

La Bnl è entrata nel gruppo Bnp Paribas a seguito di un offerta pubblica di acquisto amichevole (per amichevole si intende che non era ostile verso i vertici del Cda Bnl) a fronte di un investimento complessivo di 9 miliardi di euro, diventando così la rappresentante italiana di Bnp.

Questo è un fenomeno molto importante poichè le banche italiane stanno finalmente abbandonando il loro provincialismo ed entrando in una dimensione internazionale. Infatti in Italia le banche hanno avuto un vero e proprio monopolio nei decenni precedenti , sviluppando un giro di affari pazzesco senza però garantire servizi efficienti e senza politiche prospettiche ma godendo "spensieratamente" delle condizioni del momento, dimostrando un grosso deficit di capacità gestionale. Negli ultimi anni questo monopolio è caduto anche grazie alla presenza di banche straniere in Italia e le banche nazionali "poco intelligenti" nei momenti di splendore, si sono trovate in grande difficoltà.

Nell' ultimo anno la situazione è un po' cambiata sia in riferimento all'operazione di fusione che ha coinvolto banca Intesa e San Paolo Imi (tra l'altro stanno anche scegliendo il nome della nuova banca nata dalla fusione, se volete c'è un sondaggio sul sito del sole 24 ore) sia con questa operazione di Bnl.  Infatti Bnl entrando in un gruppo internazionale avrà più disponibilità di investimenti, ampliando la gamma di prodotti e servizi,avrà la possibilità di sviluppare nuove "banche", come quella on-line,innovazione ancora troppo poco diffusa nel bel Paese, e nuove tecnologie. Inoltre agirà non più solo su scala italiana ma anche internazionale potendo offrire i suoi servizi e prodotti "all around the world"

Augurando florida vita alla nuova BNL gruppo BNP PARIBAS.

P.s. trovato il nuovo simbolo!

                                                                           Logo BNL

 

 

 

 

 
Posted by Patrizio at 23:00:46 | Permanent Link | Comments (0) |

Lunedì 16 Ottobre 2006

Nobel per la pace a Mohammad Yunus

Muhammad Yunus

Mohammad Yunus anche conosciuto come il banchiere dei poveri è stato insignito del prestigioso nobel per la pace grazie alla sua attività bancaria e alla teoria del microcredito.

Le banche, in tutto il mondo, notoriamente concedono prestiti solo ed esclusivamente a colui che ha ampie garanzie, sia sotto forma di reddito personale, sia sotto forma di patrimonio, sia che garantisca qualcuno per lui.

La Grameen, cioè la banca fondata proprio da Yunus, sradica completamente la pratica sopra richiamata. La Grameen , banca rurale (Grameen in bengalese significa contadino), concede microprestiti, dell'entità quindi di decine di dollari ( 20$ o 30$ per esempio) , ai nullatenenti, alle persone più povere della terra, al fine di consentirgli di sviluppare un piccolo progetto che però gli garantisca una vita dignitosa. La cosa più strabiliante è che il 98,5 % dei prestiti viene rimborsato mentre in molte banche "classiche" non si riesce a recuperare nemmeno il 10 % del prestato. Yunus motiva questo fenomeno dicendo: "I più poveri dei poveri lavorano dodici ore al giorno; per guadagnarsi da mangiare devono vendere i loro prodotti. Non c’è ragione perché non vi rimborsino, soprattutto se vogliono avere un altro prestito che consenta loro di resistere un giorno di più. E’ la miglior garanzia che possiate mai avere: la loro vita!". Questa grandiosa idea non solo sta contribuendo allo sviluppo dei Paesi più poveri ma sta diventando un vero e proprio fenomeno da studiare attentamente. Una banca qualsiasi non si sarebbe mai sognata di concedere un prestito a chi non avesse garanzie perchè supponeva che questi non l'avrebbe mai rimborsata, il microcredito invece ribalta questa visione.

Ulteriori informazioni più dettagliate e molto chiare si possono trovare (come anche io ho fatto, grazie al suggerimento di Giulio nel suo blog chisciotte.blog.com)  in http://www.zhora.it/Yunus.htm)

C'è però da fare un analisi importante di questo fenomeno: questo microcredito è funzionale, sufficiente, efficace e utile in microcosmi poveri. Chiaramente in società estremamente evolute dove c'è una concorrenza resa asprissima da capitali incredibilmente enormi, un prestito di anche 100 dollari non garantisce di poter avviare una attività fruttifera tale da garantire un livello di vita minimo (salvo casi eccezionali). In Italia avere un prestito di 100 dollari è totalmente insufficiente mentre 20 dollari in un villaggio del Bangladesh garantisce di avviare una attività (es. affittare o comprare un terreno su cui coltivare e quindi vendere i frutti del terreno, oppure iniziare a vendere focacce,..).  Il progetto è stato ora avviato anche in Stati come gli USA , precisamente a Chicago nei ghetti. Vedremo quindi se questa grandiosa idea è applicabile anche in società molto evolute.

Resta il fatto che è uno strumento incredibilmente importante per lo sviluppo di aree povere, dando a tutta la popolazione la possibilità di lavorare produttivamente , e che deve essere attentamente studiato eventualmente per modificare il sistema bancario "occidentale" estremamente statico e rigido.

Vedi anche http://www.grameen-info.org/index.html

Posted by Patrizio at 22:53:14 | Permanent Link | Comments (0) |

Sabato 14 Ottobre 2006

Riforma televisiva

La legge di riforma televisiva si incentra fondamentalmente in un processo di trasferimento progressivo dall'anologico al digitale infatti nel 2010 tutta la TV  "dovrebbe" passare in digitale. Oggi Mediaset e Rai hanno 3 reti che trasmettono in analogico, la riforma dovrebbe portarle a 2 una infatti si trasferisce sul satellite, come sancito dalla Conferenza Di Ginevra, infatti si possono avere al massimo 2 reti sull'analogico. In riferimento a Mediaset la storia è molto lunga e Rete 4 sarebbe già dovuta passare al digitale ben 3 anni fa, non a caso Europa 7 che ha vinto il concorso per la frequenza di Rete 4, si è visto togliere il suo diritto grazie alla Riforma televisiva di Gasparri. La Rai invece sarebbe stata esentata dal trasferimento di una rete essendo una emittente radiotelevisiva pubblica che realizza un interesse pubblico (cioè quello di informazione, capisco che anche la Rai tutto fa meno che informazione o tv di una certa elevatura ma su questo ci sarebbe un dibattito infinito) e quindi tutelato super partes.

Ora cosa se ne farà delle altre frequenze in analogico?

Queste/questa rientrano nelle disponibilità del ministero che poi le assegna attraverso concorsi pubblici. Quindi sebbene Di Pietro spinga per l'assegnazione di una frequenza a Europa 7 ( che credo sia anche giusto avendo vinto il concorso precedente) l' assegnazione sarà tramite bando e quindi ci potranno essere nuovi inserimenti come quello di De Agostini con il suo Terzo Polo. 

 

Poniamoci anche la domanda: conviene investire su una frequenza analogica nel 2007 se nel 2010 si passerà completamente al digitale?

  

                                                               

 

Posted by Patrizio at 12:55:04 | Permanent Link | Comments (1) |

Mercoledì 11 Ottobre 2006

Tassa di soggiorno

                                                                                                       

Lunga discussione si sta aprendo in riferimento all'introduzione sulla tassa di soggiorno.La tassa di soggiorno è una imposta, con tetto massimo di 5 euro al giorno, a carico dei turisti esteri che soggiornano in Italia.

Concettualmente la tassa di soggiorno è un buono strumento per L'Italia per rimpinguare i fondi per il turismo e quindi far si che i finanziamenti siano più consistenti e di conseguenza che le strutture, l'organizzazione, la dimensione alberghiera italiana e le offerte siano sempre più competitive. La ratio della tassa è nel fatto che con questa i turisti pagano lo "splendore" del "bel paese". Nel senso che il turista che fa un viaggio in Italia oltre a pagare il servizio offerto dalla compagnia di trasporto, l'alloggio e i servizi connessi, i musei, ecc.,  paga le bellezze storico, culturali e artistiche italiane che sono a cielo aperto. Per capire la ragione di questa tassa dobbiamo quindi comprendere la scissione che c'è tra i servizi come l'alloggio, i musei ecc.. e l'onere per il servizio "di godimento" delle bellezze pubbliche. Quindi in questa ottica la tassa ha una sua giustificazione, in più da un buon incentivo allo sviluppo turistico.

Sono sincero, non sono nè a favore, nè contrario, non so ancora esprimere una consapevole opinione.

                                                                                                

Sono da tenere presente però numerosi fattori:

- Intanto numerose agenzie straniere che muovono milioni di turisti hanno già inviato lettere di protesta al governo chiedendo l'immediato annullamento della tassa, visto che i prezzi in Italia sono già molto elevati e una eventuale imposta aggiuntiva potrebbe scoraggiare ed indispettire numerosi visitatori, che potrebbero scegliere per destinazioni più economiche e spesso con servizi migliori.

- Le ultime ricerche hanno mostrato che gli arrivi dei visitatori nei primi sette mesi dell'anno sono aumentati di 10,1 punti percentuale portando a quota 23,8 milioni di euro e i pernottamenti in aumento del 4,2 % per arrivare a quota 198,9 milioni di euro,crescita trainata fondamentalmente dal ritorno degli Americani, Giapponesi, nord europei, e da una buona crescita dei Russi, dei Polacchi, e di turisti dell'est in generale. Quindi una eventuale tassazione potrebbe bloccare la crescita o comunque diminuire la sua pendenza( più specificatamente il suo coefficiente angolare).

-Sono sempre di meno i turisti tedeschi in Italia i quali avevano un impatto rilevante sul turismo.

A voi le conclusioni, che spero arrivino numerose!

Posted by Patrizio at 20:59:02 | Permanent Link | Comments (3) |

Lunedì 09 Ottobre 2006

Decreto Bersani: fondi allo sviluppo

 

Prima di entrare nello specifico vorrei fare un piccolo cappello al fine di rendere chiara l'importanza dei fondi destinati allo sviluppo.

 In un mercato globale con una concorrenza mondiale servono, per avere la c.d. leadership, COMPETENZE ESCLUSIVE. E' un argomento fondamentale e centrale nell'economia moderna. Il mercato è enorme, la concorrenza non viene solo dall' azienda vicina ma da tutto il mondo, da paesi come la Cina e l' India che sono in via di sviluppo anzi di vera e propria espansione economica, contro i quali non c'è possibilità di contrasto viste le loro condizioni sociali (costo della vita bassissimo che influenza le condizioni economiche e il costo del lavoro), demografiche ( domanda di lavoro altissima e quindi gli imprenditori hanno una posizione di assoluto vantaggio nella determinazione degli stipendi e quindi del costo del lavoro), naturali (petrolio e risorse naturali ancora una volta a basso prezzo) e ovviamente economiche (esemplificativo è il costo del lavoro: le scarpe cinesi o tutto ciò che arriva dalla Cina costa così poco poichè il costo del lavoro in Cina è bassissimo e si lavora in condizioni drammatiche non essendoci chiaramente sindacati e avendo condizioni di vita terrificanti,soprattutto nelle città industriali). Competere, quindi, su merci e prodotti che possono essere fabbricati con gli stessi standard qualitativi in Cina ad un prezzo però incredibilmente inferiore non ha senso!Lo ribadisco NON HA SENSO. Come non ha senso imporre dazi e barriere doganali ai prodotti cinesi poichè è una soluzione anacronistica, inefficace e che non aiuta l'economia italiana.

 

                                                                          Il cavallino rampante, simbolo della società

La domanda è quindi: come far ripartire l'economia italiana?

La risposta c'è: è quella della specializzazione in settori in cui i paesi in via di sviluppo non possono ancora competere cioè HIGH TECNOLOGY, HIGH QUALITY, INNOVATION e chiaramente su tutti i settori in cui "Italians do it better".

Il classico esempio è quello degli USA che velocemente hanno puntato sull'alta tecnologia diventando leader nel settore.

Ecco perchè centrale per la rinascita economica italiana sono i fondi e le risorse destinate alla competitività e allo sviluppo.

Nell'ultima versione del decreto Bersani sarà di 2.346 milioni di euro l'ammontare a legislazione vigente (cioè in riferimento all' attuale situazione italiana) dell' unico fondo atto a favorire l'innovazione tecnologica nel settore industriale. DI questi 2.346 però 1.690,8 milioni sono risorse che possono essere trasferite sulla base delle deliberazioni del Cipe(Comitato interministeriale programmazione economica). In realtà però per ora queste risorse confluiscono indipendentemente dal giudizio del Cipe, secondo il testo finale approvato dal CdM (Consiglio dei Ministri), ma sicuramente sarà rivisto o comunque ampiamente discusso nei vari passaggi. Il dato importante però è che grazie a questo fondo prospetticamente ci si aspettano circa 8,3 miliardi di euro complessivi di investimenti in 6 progetti di innovazione che saranno presentati. Quindi per il 25% ci sarà una copertura dell'investimento da parte del fondo, mentre la restante sarà coperta da risorse private. Abbiamo quindi un forte incremento degli investimenti privati stimando che per ogni progetto gli investimenti privati saranno di 1,3 miliardi. Dato questo importantissimo alla luce dello sviluppo aziendale privato italiano. Inoltre dobbiamo ricordare che queste somme sono al netto dei fondi comunitari e di quelli regionali che potrebbero ingrandire le cifre.

Ci sono ulteriori 2 aspetti da chiarire:

- innanzitutto parte di questo fondo sarà destinato all'attività tradizionale quindi non innovativa e inoltre non si è ancora specificata che quota di questa. Quindi una eventuale riduzione delle risorse destinate all'innovazione.

- Dall'altra parte però la Finanziaria non ha ancora specificato fondi che riavviveranno il fondo per lo sviluppo sebbene a fine anno probabilmente si individueranno risorse aggiuntive. In questo caso quindi un aumento delle eventuali risorse disponibili.

Ritengo il decreto necessario, fondamentale e anche coraggioso. Chiaramente non si può esprimere ora un parere sulla portata effettiva di questo e sui suoi futuri benefici per 2 motivi: il primo è che non è stato ancora approvato dal Parlamento e il secondo è  che ci renderemo conto degli effettivi benefici o meno, solo tra 2 -3 anni. Rimane però il fatto ogettivo di un decreto di necessità ed urgenza per l'economia Italiana.

                                                                             

Posted by Patrizio at 20:40:37 | Permanent Link | Comments (2) |